La sezione territoriale provinciale di Taranto dell'ANPANA è vicina, in questo triste momento, ai familiari dei due colleghi volontari deceduti a Sussisa, nell'adempimento della loro missione in difesa degli animali.
Riteniamo che sia doveroso riportare la notizia descritta da alcuni giornali nazionali, insieme alle importanti testimonianze, raccolte dai giornalisti giunti sul posto, di amici delle vittime e vicini di casa. Le Guardie Ecozoofile dell'ANPANA Taranto, ancora una volta, vogliono, così, ribadire l'importanza dell'operato delle Guardie Volontarie, che nonostante la loro dedizione nel raggiungimento degli obiettivi, trovano numerosi ostacoli. Un sentito ringraziamento a tutti coloro che dedicano il proprio tempo libero alla salvagurdia ambientale e zoofila.
Multato per i cani, uccide
due guardie zoofile e si spara
12 maggio 2010
Nell’entroterra di Sori, il 65enne Renzo Castagnola ha ucciso Elvio Fichera e Paola Quartini, guarde zoofile, che gli notificavano una denuncia per il presunto maltrattamento di alcuni cani. L’uomo ha anche ferito la moglie e poi s’è tolto la vita.
Castagnola ha sparato sei colpi secondo i rilievi dei Carabinieri e del medico legale Marco Salvi. Tre proiettili della calibro 9 automatica, trovata a terra sul luogo dell’omicidio, hanno raggiunto Paola Quartini al viso, al torace e ad una gamba. Un colpo solo all’indirizzo dell’uomo, Elvio Fichera, raggiunto alla testa. Un proiettile ha ferito di striscio la moglie di Castagnola, ma non è chiaro se l’intenzione dell’uomo fosse della di ucciderla oppure se la donna si sia trovata sulla traiettoria. I corpi delle due guardie zoofile sono stati trovati a terra, vicini a quello dell’omicida, nell’area all’aperto delimitata da una recinzione dove si trovano anche le gabbie in cui sono tenuti i cani. Secondo quanto riferito dai militari, gli animali sono stati trovati nelle loro gabbie, in spazi ristretti, in una situazione igienica piuttosto precaria.
I testimoni: «Non c’è stato il tempo per reagire»
Non hanno avuto il tempo di reagire, di estrarre le pistole dalle fondine. Sono queste le prime dichiarazioni, raccolte dal sostituto procuratore Francesca Nanni, dei due vigili urbani e i due carabinieri presenti a Sussisa, dove questa mattina Renzo Castagnola ha ucciso due guardie zoofile prima di togliersi la vita. Secondo la prima ricostruzione, l’azione si sarebbe svolta in maniera rapidissima, tanto da non potere dare il tempo di reagire alle forze dell’ordine. Il pm ha aperto un fascicolo sulla vicenda a carico di Castagnola, per omicidio volontario e lesioni aggravate. L’apertura del fascicolo, a carico del proprietario del canile, è però solo un atto dovuto. Nel pomeriggio è stata sentita la moglie di Castagnola, ricoverata all’ospedale San Martino di Genova. I medici non hanno ancora sciolto la prognosi, anche se la donna non è in pericolo di vita. Nello scontro a fuoco è stata colpita di striscio da uno dei sei proiettili sparati dal marito, che le ha sfiorato il lato destro della fronte. La donna è in stato di agitazione e solo parzialmente lucida. Ai carabinieri ha raccontato di essersi accorta solo della presenza delle sei persone e poi di avere sentito i colpi velocissimi, in rapida successione, anche perché dava le spalle al marito.
Il dolore dei colleghi
«Erano entrambe persone calme e molto preparate, sapevano bene come operare. Per questo diventa ancora più difficile capire cosa possa essere accaduto stamani»: è la testimonianza di Francesco Surace, coordinatore delle guardie giurate del WWF, collega di Paola Quartini ed Elvio Fichera, le due guardie zoofile uccise stamani da un cacciatore, Renzo Castagnola, che poi si è tolto la vita, a Sussisa una località sulle alture di Sori. «Se Paola aveva ottenuto il sequestro dei cani da parte del magistrato di sicuro aveva portato materiale e prove tali da dover procedere in quel senso. Prove determinanti, perché un magistrato non firma un decreto a cuor leggero», spiega Daniela Filippi, responsabile della LAV, amica di Paola di Quartini. «Paola era davvero una persona frizzante, con una grande voglia di fare, un esponente di spicco della guardia LIPU - prosegue Filippi -. E anche Elvio era una persona molto capace che ponderava molto le cose. Al loro posto in quella bara ci potevo essere io. Quanto accaduto è davvero terribile». Anche nel tribunale di Genova la vicenda ha suscitato profonda emozione. Scuote la testa e piange Patrizia Sbarbaro, dipendente dell’ufficio esecuzioni del tribunale di Genova e volontaria dell’associazione Amici degli animali abbandonati, mentre parla del presidente della associazione, Elvio Fichera. «Elvio era legatissimo agli animali - continua - da quando era andato in pensione tutto il suo tempo lo dedicava agli animali. In casa aveva tre gatti, due cani anche un cincillà che aveva salvato». Fichera viveva da solo, dopo essere rimasto vedovo, nella sua casa di San Fruttuoso, in via Repetto. La guardia lascia due figlie e alcuni nipoti. «C’eravamo sentiti l’altra sera - prosegue - mi aveva detto che aveva ottenuto il sequestro da parte del pm per potere salvare i cani. Le riunioni dell’associazione le facevamo a casa sua». «Da qualche anno - conclude - era diventato il responsabile del canile di via Adamoli. Ogni domenica andava lì per portare fuori i cani. Gli animali erano la sua passione, la sua unica passione. Faceva tutto per loro».
La vicenda - (di Emanuele Capone)
A Sussisa, piccolo centro nell’entroterra di Sori, nel levante genovese, il 65enne Renzo Castagnola ha ucciso due guardie Zoofile, ha ferito sua moglie e poi si è tolto la vita.Secondo una prima ricostruzione, l’uomo, un cacciatore di Capreno, aveva alcuni cani ed era stato accusato più volte di maltrattamenti nei loro confronti, una vicenda di cui in paese si era parlato molto e che aveva portato anche a una denuncia, a quanto sembra, da parte di alcuni vicini.
Questa mattina, le due guardie - Elvio Fichera, presidente dell’associazione Amici degli Animali abbandonati, e la camogliese Paola Quartini - hanno raggiunto l’abitazione dell’uomo per notificargli la denuncia, risalente al 6 di maggio e relativa allo stato di nove cani che Castagnola teneva per conto di alcuni cacciatori di cinghiali.
A quanto pare, l’uomo avrebbe accolto Fichera e la Quartini in casa, facendoli accomodare intorno al tavolo della cucina; poi, con una scusa («vado a prendere una penna», avrebbe detto, dovendo firmare la ricevuta della denuncia), sarebbe salito al piano di sopra per prendere una pistola, che avrebbe usato per uccidere i due. Nella sparatoria, come detto, è rimasta ferita anche la moglie dell’uomo, la 62enne Giacomina Spaggiari, colpita alla testa e a un braccio e ora ricoverata all’ospedale San Martino di Genova, dove è comunque cosciente. Sul luogo erano presenti anche carabinieri e vigili urbani: uno di loro sarebbe rimasto ferito. Subito dopo, Castagnola, che aveva un porto d’armi per armi da caccia e, secondo le prime informazioni, faceva parte di una squadra per le battute al cinghiale, ha rivolto l’arma contro di sé e si è tolto la vita.
Paola Quartini era sposata e aveva un figlio. Pochi giorni fa, Fichera aveva accettato di parlare con Il Secolo XIX degli ultimi sviluppi della vicenda del cinghiale Piero, come potete leggere cliccando sul link in fondo al testo.
Sentite da Radio19 intorno alle 12, due vicine di casa dell’uomo si sono dette sconvolte dalla notizia, «senza parole», descrivendo entrambe Castagnola e la famiglia come «persone bravissime» che, a loro dire, «non maltrattavano i cani».
I nipoti di Castagnola: «Per lui i cani erano come figli» «Per mio zio i suoi cani erano come dei figli»: è la testimonianza di Luca Castagnola, uno dei nipoti di Renzo, il cacciatore che stamani ha sparato a due guardie zoofile prima di togliersi la vita. In paese sono molti a raccontare come una delle due guardie, Paola Quartini, fosse venuta più di una volta per controllare come il cacciatore teneva i suoi animali. Una storia che andava avanti da almeno un anno. E poco tempo fa Renzo Castagnola era stato multato per le condizioni in cui teneva i cani. Secondo i volontari delle guardie zoofile in condizioni igieniche precarie, e in spazi ristretti per il loro ricovero. Ma nel paese sono in molti a sostenere il contrario e a ricordare come l’omicida fosse un uomo «buono», sempre pronto ad aiutare gli altri, «che non aveva mai dato segni di squilibrio».
Una vicina di casa - allertata stamani da un agente della municipale, che ha gridato «li ha ammazzati tutti» -, ha spiegato di aver in un primo momento pensato che Castagnola avesse ucciso tutti i cani piuttosto che consegnarli alle guardia. Già nel passato l’omicida era stato contattato telefonicamente dalle guardia zoofile ma lui a queste non dava ascolto e si negava. «Era esasperato» dicono i vecchi del paese. Proprio per questo motivo, stamani Paola Quartini e Elvio Fichera si erano fatti accompagnare da due agenti della polizia municipale e da due carabinieri. Secondo gli inquirenti, l’uomo ha esploso i colpi di una calibro 9 automatica prendendo la mira, sparando l’intero caricatore. Un’azione così a bruciapelo che non ha dato tempo di reazione. Dei carabinieri e degli agenti della municipale, alcuni si sono gettati a terra e altri sono scappati per evitare i colpi. Uno dei proiettili ha raggiunto di striscio anche la moglie di Renzo Castagnola, Giacomina, che tuttavia non versa in gravi condizioni ed è in queste ore ascoltata dai carabinieri all’ ospedale San Martino. La sua testimonianza sarà utile anche per capire se l’omicida, quando stamani è arrivato davanti casa, aveva già con sé la pistola. Nella sua abitazione sono stati sequestrati numerosi fucili da caccia.
Lega Difesa del Cane: «Riflessione su porto d’armi» La Lega Nazionale per la Difesa del Cane esprime il più sentito cordoglio per le vittime della tragedia di Sori, «cadute nell’adempimento del dovere» e chiede di aprire «una riflessione sulle concessioni del porto d’armi». «Le guardie zoofile svolgono la propria missione tra mille difficoltà - ha dichiarato Laura Rossi Presidente della Lega Nazionale per la Difesa del Cane - ma mai si era giunti ad un tale orrore. La magistratura chiarirà la dinamica dei fatti ma è da tempo che il mondo di chi lucra sugli animali ha sferrato un attacco frontale nei confronti delle associazioni protezionistiche il cui unico scopo è adoperarsi per il rispetto della legge».
Secondo Laura Rossi, «chi soffia sul fuoco esasperando la polemica ha la responsabilità morale di questa tragedia: continuare ad affermare che le associazioni si muovono unicamente per poter lucrare sui proventi della custodia dei cani sequestrati, al netto dei singoli casi di malaffare ugualmente riprovevoli, oltre che a propagandare una palese menzogna, crea nel paese un clima di contrapposizione che può alimentare la follia di un singolo». «Qualunque sia il proprio legittimo orientamento in merito all’esercizio venatorio - ha detto Gian Luca Scagliotti, avvocato della Lega Nazionale per la Difesa del Cane - non si può negare che ogni cacciatore sia in possesso di una o più armi potenzialmente o effettivamente letali come è avvenuto nella tragedia di Sussisa. Il cordoglio rimarrebbe uno sterile esercizio di retorica - ha concluso il legale - se non si aprisse una seria riflessione sui requisiti di concessione del porto d’armi per la caccia, al fine di evitare altre tragedie in futuro».
Il sottosegretario Martini: «Episodio gravissimo» «Questo gravissimo episodio ci fa comprendere come quella della difesa degli animali sembri avere i profili di una vera e propria battaglia di civiltà con le sue vittime. Non a caso anche alla sottoscritta sono arrivate più volte intimidazioni». Così il sottosegretario alla Salute Francesca Martini in merito alla notizia del duplice omicidio avvenuto questa mattina a Sussisa, nella riviera di Levante di Genova, dove due guardie zoofile sono rimaste vittime del fuoco aperto dal titolare del canile gestito in convenzione.
«Da sempre - sottolinea Martini - considero le guardie ecozoofile un patrimonio di estremo valore per le istituzioni e per il territorio. Sono sconvolta da quanto accaduto e mi stringo ad un abbraccio alle famiglie di queste straordinarie persone che oggi ci vengono violentemente strappate. Fatti di una violenza inaudita come questo pongono in evidenza la assoluta necessità che i gestori di canili, di qualsiasi natura, siano sottoposti a valutazione di ordine morale ed equilibrio comportamentale e psichico, nonchè debbano in futuro certificare una formazione in materia, un percorso su cui mi muoverò immediatamente sul piano legislativo».
Un amico: «Era una brava persona» «Era una brava persona, davvero. I suoi cani non li aveva mai maltrattati. Anzi. Con sua moglie Mina non avevano figli e per questo molto del loro tempo lo dedicavano ai loro animali. Lo deve aver fatto perché era esasperato da questa storia dei cani che ormai andava avanti da tempo e di cui parlava spesso anche con noi»: a parlare è Claudio Olcese, un amico e vicino di casa di Renzo Castagnola, che stamani ha ucciso due guardie zoofile prima di togliersi la vita sparandosi un colpo al cuore. Sia la moglie Mina, originaria di Sussisa, che Renzo Castagnola, originario di Capreno, erano molto conosciuti in questa zona. La loro casa sorge proprio nella piazza principale della località sulle alture del comune di Sori. Erano venuti a vivere qui da alcuni anni fa, dopo la morte della madre di lei. Vicino all’abitazione una trattoria ed una tabaccheria. Proprio davanti alla loro casa il bosco, dove l’omicida aveva eretto un’ampia recinzione con alcune baracche per custodirvi i suoi animali, alcuni cuccioli di maremmano e altre razze. Ed è proprio qui che stamani si è consumata la tragedia. «Renzo aveva recintato una parte del bosco per permettere ai suoi animali di stare bene, di sgambare, anche quando non era periodo di caccia - prosegue Olcese -. La storia dei cani però era già iniziata quando abitavano a Capreno. È davvero una brutta storia. Ancora non ci credo».
Il cordoglio dei cacciatori «Siamo sconvolti e addolorati. Non riusciamo a capire come possa essere successa una cosa del genere. Castagnola era conosciuto come una persona tranquilla»: Adriano Zanni, presidente dell’ambito caccia di Genova 1 parla a nome del Coordinamento delle Associazioni Venatorie della Provincia ed esprime cordoglio per le vittime della sparatoria di stamani a Sussisa. «Conoscevamo Paola Quartini - afferma Zanni - era un’ottima persona. Faceva parte del comitato faunistico che gestisce le attività venatorie della provincia. Avevamo avuto occasione così di apprezzarla». Il ritratto di Castagnola fornito da Zanni è quello di un uomo «che non ha mai avuto problemi», un «ottimo coordinatore che collaborava cn la provincia per gli interventi di controllo faunistico», «una persona al di sopra di ogni sospetto». «L’ultima volta che l’ho incontrato - ricorda Zanni - è stato nell’autunno scorso, in occasione di una riunione di caccia a Chiavari».
«Un amico degli animali» «Era una persona sensibile e generosa, l’altra sera ci siamo sentiti, era tutto felice perché aveva fatto un’altra buona azione, era riuscito a portare a spasso un cane difficile, rinchiuso nel canile». Così Enza Tammaro, gattofila genovese e amica di Elvio Fichera, ricorda la guardia zoofila uccisa stamane da un cacciatore di cinghiali mentre eseguiva un decreto di sequestro di cani. «L’altro giorno era tutto felice per quel cane - ricorda Enza -. Avevamo seguito insieme la vicenda del cinghiale piero che nei giorni scorsi è stato ucciso dai cacciatori. Ci siamo sentiti per organizzare il funerale simbolico». In qualità di guardia zoofila, Fichera andava dove venivano segnalati maltrattamenti di animali. «In genere - spiega ancora Enza - prima si fanno dei controlli e dei sopralluoghi per avere un quadro della situazione. Poi si fanno le segnalazioni alle autorità competenti. Elvio mi aveva accennato a questa missione per i cani maltrattati, ma nulla lasciava presagire la tragedia».
Tre persone sono morte in una sparatoria avvenuta in una frazione di Sori, sulle alture della riviera genovese di levante. Secondo le prime ricostruzioni un 65enne avrebbe ucciso due guardie provinciali, un uomo e una donna, che stavano procedendo con il sequestro dei suoi cani da caccia a seguito di una denuncia per maltrattamenti su animali. Dopo averli colpiti l'uomo si è tolto la vita. Sul posto il 118 e i carabinieri di Sori e di Santa Margherita.
Il duplice omicidio è avvenuto a Sussisa. Renzo Castagnola, questo il nome del 65enne, titolare di un canile e caposquadra dei cacciatori della zona, avrebbe anche ferito la moglie che stava tentando di fermarlo dal compiere il folle gesto. Le guardie provinciali, Elvio Fichera e Paola Quartino, si erano presentate con un decreto, firmato dal Pubblico Ministero Piercarlo di Gennaro, di sequestro dei suoi cani da caccia in seguito a segnalazioni di maltrattamenti.
Dopo aver ascoltato la lettura del decreto e delle contestazioni, al momento di firmare, l'uomo ha detto "Vado a prendere una penna". Invece è tornato armato e ha cominciato a sparare. Sul luogo erano presenti anche vigili urbani e carabinieri che fortunatamente sono riusciti a mettersi in salvo. A seguire le indagini il pubblico ministero Cardona Albini.
Castagnola aveva un porto d'armi per armi da caccia poiché faceva parte di una squadra per le battute di caccia al cinghiale. L'uomo, prima di trasferirsi a Sussisa, abitava a Capreno, altra frazione di Sori: in paese, da tempo, girava voce che maltrattasse gli animali.
Paola Quartini aveva 55 anni ed era di Camogli (Genova). Era una guardia zoofila volontaria iscritta alla Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) di Genova. Elvio Fichera, 72 anni di Genova, era anch’egli guardia zoofila volontaria iscritto all’associazione Amici Animali Abbandonati di Genova. Negli ultimi mesi si era occupato del caso del cinghiale “Piero”, adottato dagli abitanti di un quartiere sulle alture genovesi in cui entrava per frugare tra i rifiuti. Fichera era vedovo ed aveva due figli. L’assassino, Renzo Castagnola, di 58 anni, era residente a Sori ed era molto conosciuto negli ambienti venatori del Levante genovese.